Siamo a Santo Stefano al Mare, dove Valentino Musso si occupa di strelizie. Un’azienda piccola, familiare, che nel tempo si è specializzata su una pianta molto particolare, che richiede cure e attenzioni specifiche, ma che impone, soprattutto, i suoi tempi lunghi. Ci siamo fatti raccontare meglio cosa significa coltivare strelizie da chi lo ha scelto come mestiere.
Che storia ha la sua azienda?
«L’ho presa in mano nel 1996, ma prima era di mio suocero, quindi possiamo dire di avere intorno ai 50 anni. Quando sono subentrato, arrivavo da tutt’altra realtà, avevo un’officina meccanica e i fiori erano la cosa più distante dal mio mondo. Ho cominciato così a studiare, comprare libri, documentarmi per poter capire qualcosa di questo mondo, e per farlo bene».

Vi siete sempre occupati di strelizie?
«Esatto, e continua a essere così nonostante io abbia rivoluzionato un po’ l’azienda. Ho infatti iniziato a selezionare le piante: prima da seme, ho fatto quindi delle varietà, e piano piano ho portato avanti varietà che avevo selezionato. Bisogna infatti sapere che la strelizia ha una problematica, cioè non si può riprodurre da meristema. Dunque la moltiplicazione diventa molto complicata, si può fare soltanto con la divisione dei cespi, e bisogna aspettare che siano grandi a sufficienza per poterlo fare con buoni numeri. È una cosa molto lunga».
E complicata…
«Non tanto dal punto di vista pratico, per quanto sia un lavoro faticoso. È complicata perché serve tempo: le piante hanno bisogno di anni per poter essere moltiplicate, è il grande limite di questa tipologia di piante».
Siete in tanti, nel Ponente ligure, a occuparvi di strelizie?
«Piano piano negli anni i coltivatori di questa pianta sono diminuiti, molte aziende hanno chiuso e le coltivazioni sono state abbandonate a se stesse. Però ce ne sono ancora, e ci sono nuove realtà che per fortuna stanno prendendo le campagne e rimettendole in ordine cominciando a ricoltivarle».
Qual è il ciclo di produzione della strelizia?
«Bisogna fare una premessa: la coltivazione delle strelizie ha preso piede qui dal boom degli anni Sessanta. Allora erano un fiore molto caro, e molto ricercato perché non se ne trovavano. I coltivatori avevano iniziato ad avere molte piante, la produzione avveniva tutta per seme, ma le piante riprodotte da seme non danno alcuna garanzia di conservare i caratteri della pianta madre, è fisiologico. Si è quindi riempito di strelizie, ma poi, come per tutte le cose che abbondano, c’è stato un crollo e la coltivazione è andata piano indietro. Siccome, appunto, c’è tanta difformità di caratteri tra le piante, ci sono piante che fioriscono e finiscono presto, ad agosto per esempio, altre che iniziano la fioritura a novembre e finiscono a febbraio o marzo. Non possiamo dire che la strelizia è una pianta che fiorisce e finisce in momenti precisi».
Come si imposta il lavoro in questa situazione?

«Arrivando da un mondo completamente diverso, negli anni mi sono specializzato. Ho analizzato il mercato e constatato che i prezzi migliori si fanno da settembre fino all’incirca a marzo, e mi sono detto che la fioritura doveva essere in quel periodo lì. In primavera, poi, il prezzo crolla vertiginosamente perché arrivano tutte le piante e si genera un surplus di prodotto che fa crollare i prezzi. La mia selezione, così, si è orientata in tal senso, per avere cioè piante che fanno fiori belli nel periodo giusto, e possibilmente che fanno tanti fiori!».
Quali sono gli ostacoli principali, oltre alle caratteristiche della pianta?
«L’annata scorsa, per esempio, ha visto una diminuzione di produzione: le piante hanno risentito del gran caldo che ha fatto lo scorso anno e il risultato non è quello di due anni fa. Alcune varietà hanno già finito, non tutte però, perché ho fatto in modo di avere una fioritura che parte dalla seconda metà di agosto e arriva fino a maggio. Ma un conto è avere le strelizie da marzo a maggio in produzione massiva, magari non bellissime, un altro conto è avere una produzione di qualità, anche se poi il prezzo crolla talmente tanto che non si ha convenienza ad averle».
Chi acquista questi fiori?
«Sono socio Florcoop, le mie strelizie vanno prevalentemente in Austria, in Germania, in Svizzera, mentre il mercato italiano è molto importante per la ricorrenza dei morti. Anche in Italia la strelizia è considerato un bel fiore, ma è molto più valorizzato all’estero».
Cosa la rende particolarmente orgoglioso nel suo lavoro?
«Vedere che le piante che ho selezionato dopo tutti questi anni hanno conservato delle caratteristiche particolari, e cominciano a essere apprezzate, è sicuramente fonte di soddisfazione. Ormai conosco bene le piante, una a una. Poi, come in tutti i lavori, ci sono aspetti positivi e negativi: coltivare fiori vuol dire essere alla mercé del tempo, e poter influire fino a un certo punto. Il clima incide anche molto su programmi e progetti, che magari in un attimo vengono stravolti».

Come reagisce, da coltivatore, al cambiamento climatico?
«Si può intervenire solo dal punto di vista agronomico: dopo tanti anni e prove ci sono aspetti che ho messo a punto. Sicuramente la pacciamatura e l’irrigazione goccia a goccia sono pratiche molto importanti. La pacciamatura è fondamentale, infatti non brucio nessuna foglia di scarto delle piante, ma le macino e le spargo sulla terra per coprire quasi integralmente la superficie, questo mantiene l’umidità e funziona bene nel periodo invernale ed estivo. È una soluzione semplice, ma funzionale. La strelizia coltivata in terra resiste bene anche in periodi di siccità: è una pianta che vive anche più di cento anni, non è annuale, quindi ha delle riserve particolari e non patisce molto, nel periodo invernale non si annaffia quasi mai».
Ha mai pensato di occuparsi di altre piante?
«Un tempo tenevo le ortensie, andavano benissimo in simbiosi con le strelizie: finivo di raccogliere una e iniziavo con l’altra. Poi ci sono stati problemi di vendita e ho chiuso quasi completamente. Il lavoro non manca: il prossimo mese inizierò a sradicare le strelizie per poter moltiplicare e ripiantare. Il fattore della lentezza è un bene e un male per queste piante: per mettere in piedi un’altra varietà ci vorrebbero una ventina d’anni, perché non è possibile moltiplicarle in vitro».
Perché scegliere le sue strelizie?
«Perché sono le più belle! In tutti questi anni ho seguito il criterio della qualità e della durata: sono una persona a cui piace il bello e in effetti le strelizie sono belle. Ogni anno compro un mazzo di quelle di tutti gli altri produttori e le confronto, perché non si finisce mai di imparare».
Intervista a cura della nostra collaboratrice Alessandra Chiappori.
